25 Mar 2018 Hour 16:30
Chiesa di Santa Maria dei Carmini

Madonna del Carmelo

Conferenza di Antonio Manno

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Description

Madonna del Carmelo
Mater et decor Carmeli, La Madonna dello scapolare nella Chiesa e nella Scuola dei Carmini a Venezia

Conferenza di Antonio Manno

 

Una panoramica sulle opere d’arte conservate nella Chiesa e nella Scuola dei Carmini per ricostruire, attraverso le testimonianze delle immagini, la devozione verso la Madonna del Carmelo e dei privilegi concessi ai carmelitani e ai fedeli che indossano lo scapolare o l’abitino.

I due indumenti, talvolta ancora confusi, sono diversi. Il primo, lo scapolare, una lunga fascia di stoffa con un foro al centro per la testa, era indossato dai monaci carmelitani e simboleggiava l’alto patronato della Madonna nei confronti dell’Ordine. Il secondo, l'abitino, due quadratini di tessuto uniti da due fettucce, da portare sotto gli abiti, era il segno della superiorità dei carmelitani nei confronti dei secolari o fedeli.

Queste le parole che secondo la tradizione la Vergine disse al carmelitano Simone Stock: “Prendi, mio dilettissimo figlio, quest’Abito del tuo Ordine contrassegno della mia Confraternita, Privilegio a te, ed a tutti i Carmelitani. Chi morrà in esso, sarà da me assistito, perché non cada nel fuoco eterno. Ecco il segno di salute, lo scampo ne’ pericoli, la convenzione di pace, e di patto sempiterno”. Il privilegio, riconosciuto ufficialmente da Giovanni XXII (1322), il papa posto da Dante all’Inferno, oltre a proteggere in vita liberava le anime dal purgatorio il sabato successivo alla morte. Di qui il nome di “pazienza” o di “sabatino”. La Calle delle Pazienze, posta dietro la Chiesa, deve il suo nome ai laboratori nei quali anticamente si cuciva in serie tale indumento.

La devozione ebbe un enorme seguito in Europa e nella Venezia del Seicento fu accolta dalla metà della sua popolazione. Una simile adesione, che fece la fortuna della confraternita dei Carmini che eresse una propria e prestigiosa sede, non poté non suscitare superstizioni al riguardo che nell’abitino vedevano erroneamente un potente talismano. Per tali ragioni i teologi carmelitani, nelle loro pubblicazioni, iniziarono a ricondurne il culto secondo le antiche prescrizioni che, oltre alla fede, richiedevano una rigorosa osservanza della virtù della Castità.

Solo in tale prospettiva, e dunque come esortazione ai fedeli, si può comprendere la scelta della Scuola di far realizzare per il proprio altare in Chiesa una grande statua marmorea della Verginità o Castità, realizzata nel 1723 da Antonio Corradini, e in uno scomparto dipinto dal Tiepolo vent’anni dopo, un altro angelo che ostenta due steli con giglio, simbolo della virtù della castità.

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