Joe Volk
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Joe Volk è un musicista di Bristol che ora vive a Berna. È stato uno dei primi artisti messi sotto contratto dalla Invada, l’etichetta di Geoff Barrow dei Portishead.
Per molti anni Volk è stato la voce dei Crippled Black Phoenix, con cui ha pubblicato sei dischi, imbarcandosi in diversi tour, alcuni dei quali l’hanno già portato in Italia.
Nel 2013 Volk ha lasciato la band per dedicarsi a progetti solisti, tra cui alcune sonorizzazioni che gli hanno permesso di collaborare con BBC, HBO e National Geographic, oltre che di lavorare a un documentario incentrato sulla vita di Banksy, "Exit Through The Gift Shop", poi candidato agli Academy Award.
Ora Joe Volk torna nel nostro paese per promuovere il suo secondo album da solista, “Happenings and Killings”, uscito per la Glitterhouse nel 2016.
Il disco, prodotto da Geoff Barrow e Ben Salisbury, vede il contributo di altri musicisti della scena di Bristol tra cui l’altro Portishead Adrian Utley, Jim Barr e Billy Fuller (Robert Plant, BEAK>). Si tratta di un album che contamina il folk crepuscolare di Volk rinforzandolo con un’elettronica analogica figlia dei Portishead più recenti e del lavoro ritmico dei BEAK>, senza che venga meno il fascino della tradizione cantautorale (armonica, Mellotron, i corni e gli archi della stupenda “Yellow Sneak”).
Ne esce un disco notevole, sospeso tra le endtime ballads che Volk suonava con la sua band precedente e le suggestioni electro così radicate nella culturale musicale di Bristol: pezzi come “Soliloquy” o l’epica ipnotica con harmonium di “Bampfylde Moore Carew” mostrano una vena melodica di primissimo piano, che riesce a scolpire, attraverso la voce umbratile di Volk, una galleria di personaggi maledetti e spazi detritici da ricordare.
«A lovely mirage of folklore and electronic», 4/5 (Norman Records)
«Volk’s voice is utterly beautiful», 4/5 (Music OHM)
«Un lavoro che piacerà agli amanti del folk cantautorale e che sta bene accanto all'ultimo Matt Elliott», 8/10 (distorsioni.net)
«Uno dei dischi “dimenticati” più belli dell’anno», 8/10 (storiadellamusica.it)
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