27/04/2026 Ora 17:30
Conservatorio di Musica "Benedetto Marcello"

Recital di Evelina Mascardi, liuto barocco

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Descrizione

Lunedì 27 aprile 2026, ore ore 17.30 – Sala Concerti

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili

 

Programma

 

Sylvius Leopold Weiss (1686 – 1750)

Sonata n. 33

Fantasia, Allemande, Courante, Sarabande, Menuet, Gigue

Tombeau sur la Mort de M. Comte de Logy

 

Johann Sebastian Bach (1685 – 1750)

Preludio, Fuga e Ciaccona in re minore (BuxWV 149)*

Suite “pour la luth” BWV 995

Prelude, Allemande, Courante, Sarabande, Gavotte I et II en Rondeau, Gigue

 

Evangelina Mascardi, liuto barocco*

*strumento costruito da Cezar Mateus (New Jersey, 2021)

 

Evangelina Mascardi è considerata una tra i migliori liutisti attivi nel panorama concertistico internazionale. Nata a Buenos Aires nel 1977, si è diplomata in chitarra classica e ha cominciato giovanissima la sua attività concertistica. Nel 1997 si è trasferita in Europa per studiare liuto presso la Schola Cantorum Basiliensis (Svizzera), dove ha ottenuto nel 2001 il “Solisten Diplom”.

Per oltre un decennio ha suonato come continuista sotto la direzione, tra gli altri, di Jordi Savall (Hespèrion XXI), Marc Minkowski (Les Musiciens du Louvre), Andrea Marcon (Venice Baroque Orchestra), Giovanni Antonini (Il Giardino Armonico), Chiara Banchini (Ensemble 415), Simon Rattle (Berliner Philharmoniker), Alfredo Bernardini (Zefiro) e Sir John Eliot Gardiner (Monteverdi Choir). Attualmente si dedica principalmente all’attività solistica e alla divulgazione del liuto e del suo repertorio.

Sempre accolta da critiche favorevoli, si è esibita in importanti festival europei di musica antica (Fringe - Barcellona, Concentus - Brno, Resonanzen - Vienna, Luth et Théorbe - Ginevra, Early Music Festival - Londra, Festival de Música Antigua - Daroca, Forum Musicum - Breslavia) e chitarristici (Madrid, Treviso, Santander, Castell’Arquato, Pordenone, Tychy, Petra, Koblenz).

Ha dedicato diverse incisioni solistiche alle musiche di Johann Sebastian Bach (Opera completa per liuto, Arcana 2022), Sylvius Leopold Weiss (Arcana 2024), Bellerofonte Castaldi (Arcana 2011), alla Milano spagnola (Arcana 2020), a Laurent de Saint-Luc e a Orlando di Lasso (Musique en Wallonie 2018 e 2021).

Evangelina Mascardi insegna liuto presso il Conservatorio "Santa Cecilia" di Roma. Dal 2020 è membro del Comitato scientifico del "Convegno internazionale di chitarra" (Milano).

 

 

 

Coordinatore, Prof. Dario Bisso Sabàdin

In collaborazione con il dipartimento di Musica Antica del Conservatorio di Venezia

 

 

Prezzo
Free
Informazioni aggiuntive

 

Silvius Leopold Weiss nacque il 12 ottobre 1687 a Grottkau, vicino a Breslavia, capitale della Slesia (oggi Breslavia, in Polonia), figlio di Johann Jacob, anch’egli liutista di una certa fama. Il padre fu probabilmente l’unico fautore della formazione sua, del fratello Johann Sigismund e della sorella Juliana Margaretha. Ancora adolescente, Silvius Leopold iniziò un'attività di virtuoso suonando alle corti di Breslavia e di Innsbruck: quella di strumentista-compositore rimase per tutta la vita il centro della sua attività, sia come solista che come membro di ensemble strumentali e orchestre.

Da quel momento la sua vita divenne un susseguirsi di viaggi per esibirsi e di incarichi presso varie corti, in un itinerario complicato da seguire nel quale si possono individuare due tappe fondamentali: il soggiorno a Roma, dal 1710 al 1714, e il soggiorno a Dresda, dal 1718 al 1750. A Roma Weiss si recò al seguito del Principe polacco Alexander Sobieski, che vi era esiliato. La corte del Principe risiedeva a Palazzo Zuccari e Weiss ebbe contatti con alcuni tra i musicisti più importanti dell'epoca: Arcangelo Corelli, Alessandro e Domenico Scarlatti.

Weiss lasciò Roma nel 1714 alla morte del Principe e tornò alle corti dell’Europa centrale suonando a Kassel, Düsseldorf, Praga, Vienna e, a partire dal 1718, stabilendosi a Dresda. Dresda era una città ricchissima di musica: dotata di un Teatro d’opera e di una Cappella musicale tra i più rinomati dell'Europa settecentesca. A corte Weiss divenne in breve il musicista meglio retribuito, in un contesto di primo livello nel quale i suoi colleghi di eccellenza si chiamavano Quantz, Veracini, Pisendel, Buffardin. Fu un ambiente musicale di elevata qualità, quello della corte di Dresda, dal quale non volle più separarsi malgrado l’offerta della corte imperiale di Vienna nel 1736, che prevedeva quasi il raddoppio del suo stipendio.

Per tutta la vita Weiss ha goduto di protezioni altolocate: la più celebre è quella del Conte Johann Anton Losy von Losimthal (c.1650-1721), meglio noto con il nome francesizzato di Comte de Logy, conosciuto durante un viaggio a Praga nel 1717. Il Conte era un liutista di valore che ha lasciato diverse composizioni, ma il suo nome è immortalato nella storia della musica grazie al Tombeau sur la mort de M.ur Comte d'Logÿ arrivée 1721, brano che ha beneficiato, nel XX secolo, anche dell’attenzione di alcuni tra i più celebrati chitarristi classici.

Nel 1728 Weiss fu invitato da Federico II “il Grande”, Re di Prussia, a Berlino insieme ad altri tre suoi colleghi di Dresda: il violinista Johann Georg Pisendel (legato a Vivaldi da amicizia) e i flautisti Pierre-Gabriel Buffardin e Johann Joachim Quantz. Il soggiorno durò tre mesi e senza dubbio la sorella del Re, Wilhelmine, anch’ella liutista, dovette apprezzare particolarmente l’arte di Weiss se scrisse nelle sue memorie: “...al famoso Weiss, che eccelle così tanto nel liuto che mai si è visto nulla di simile, e che tutti quelli che verranno dopo di lui avranno solo la gloria di imitarlo”.

Nell’estate del 1739 Weiss si recò a Lipsia portando con sé l’allievo Johann Kropffgans: si trattava di accompagnare Wilhelm Friedemann Bach in visita all’illustre genitore Johann Sebastian. Ne riferisce Johann Elias Bach, cugino di Wilhelm Friedemann, che era allora segretario privato del Kantor: “Abbiamo avuto un'ottima musica quando mio cugino di Dresda [WF Bach], che è rimasto qui per 4 settimane in compagnia dei due famosi liutisti Signor Weiss e Signor Kropffgans, si sono fatti sentire più volte a casa nostra". Secondo J.F. Reichardt, musicografo e liutista, Weiss avrebbe suonato con Bach in una gara di improvvisazione. Anche il primo biografo di Bach, Johann Nikolaus Forkel, testimonia della fama postuma di Weiss affermando nel 1782 che la sua musica è “scritta in uno stile autentico e vigoroso tedesco... come all’incirca le composizioni per tastiera dello stesso J.S. Bach”. Tuttavia, queste due testimonianze sono tardive e il confronto con la musica di Bach trova un riscontro debole, più ideale che concreto.

Weiss contribuì anche all’evoluzione organologica del liuto collaborando con i liutai Martin e Johann Christian Hoffmann a Lipsia e con Thomas Edlinger II a Praga. Aggiunse due cori al liuto francese a 11 cori accordato in Re minore. Progettò, forse ispirandosi agli arciliuti e alle tiorbe conosciute in Italia, un liuto con una tratta lunga non diritta (detta “a collo di cigno”) per allungare le corde del registro basso, generando una sonorità più robusta e distinta, più adatta alla musica da camera e al basso continuo in orchestra.

Silvius Leopold Weiss si spense a Dresda il 16 ottobre 1750 lasciando la moglie Marie-Elizabeth e sette figli, dei quali solo Johann Adolf Faustinus seguì le orme paterne come musicista da camera della corte. Malgrado i suoi straordinari guadagni, lasciò la famiglia quasi senza risorse poiché il suo status di musicista di corte imponeva ingenti spese di rappresentanza. La musica di Weiss costituisce il lascito più imponente firmato da un solo autore di tutta la letteratura liutistica: sopravvivono circa 650 brani per liuto solo, più alcune composizioni cameristiche. Weiss non si preoccupò della sopravvivenza delle sue composizioni e durante la sua vita soltanto un suo piccolo brano venne pubblicato, come esempio di intavolatura, nel Der getreue Musikmeister (Il maestro di musica fedele) di Georg Philipp Telemann (Amburgo, 1728). Tutto il resto della sua produzione è conservato in intavolature manoscritte.

Le sette composizioni comunemente note come opere per liuto di Johann Sebastian Bach, nonostante oltre un secolo di approfonditi studi, non sembrano svelare appieno il mistero della loro origine, della loro destinazione strumentale e della concezione bachiana dello strumento che, grazie al suo ultimo sviluppo organologico, ha continuato ad attrarre l'attenzione dei più importanti artisti musicali anche dopo quasi tre gloriosi secoli. L'unica cosa certa è che si tratta effettivamente di Bach e non di opere apocrife, come alcune di quelle apparse nel volume 45 della prima edizione della Bach Society nel 1897, quando queste sette composizioni furono stampate per la prima volta.

Delle sette composizioni per liuto, solo tre esistono come autografe: la Suite in Sol minore BWV 995, il Preludio, Fuga e Allegro in Mi bemolle maggiore BWV 998 (con esplicita indicazione dello strumento) e, infine, la Partita in Mi bemolle maggiore BWV 1006a, senza frontespizio e senza indicazione dello strumento. La Suite BWV 995 è intitolata “Suite pour la Luth par J.S. Bach” nell’autografo di Bach. Questa suite è datata 1727-1731 ed è un arrangiamento della quinta suite per violoncello solo, BWV 1011. Il compositore e scrittore musicale Johann Friedrich Reichardt scrisse delle sonate e delle partite per violino solo: "Il loro autore le suonava spesso lui stesso al clavicordo e aggiungeva tutte le armonie che riteneva necessarie". Riconobbe quindi la necessità di un'armonia sonora che non poteva essere pienamente raggiunta in queste composizioni solo solistiche. La Suite BWV 995 può quindi essere considerata una testimonianza scritta di una pratica musicale domestica, che costituisce anche la base delle versioni per liuto della Partita BWV 1006a e della Fuga BWV 1000.

Frédéric Zigante

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